Beni ecclesiali e futuro delle comunità

Un corso promosso da Facoltà teologica del Triveneto, Istituto superiore di Scienze religiose “Mons. A. Onisto” e Diocesi di Vicenza guarda alle strutture parrocchiali sottoutilizzate o chiuse (cinema, scuole, patronati, canoniche) per fornire alle comunità alcune piste operative che restituiscano il coraggio di innovare rimanendo fedeli all’originaria funzione educativa, sociale, di servizio del bene.

A Vicenza, da febbraio a maggio 2026

Formare le persone, rispondere a bisogni locali e rinforzare il legame comunitario: per questo nelle parrocchie sono sorte scuole, cinema, patronati; beni immobili “minori” che da qualche tempo ormai stanno conoscendo stagioni difficili. Si prospetta un futuro di dismissione o è possibile una rinascita, un ritorno alla funzione comunitaria e sociale per cui i nostri avi li avevano costruiti? Come innovare restando fedeli al principio? Che cosa aiuta le persone e le comunità a ragionare ancora come un “noi”? Quali rappresentazioni di comunità sono in gioco?

Provocata da queste domande la ricerca accademica si mette al servizio del territorio con l’intento di comprendere i processi in atto. È così che la Facoltà teologica del Triveneto e l’Istituto superiore di Scienze religiose “Mons. A. Onisto” con la Diocesi di Vicenza hanno avviato il seminario di ricerca “Beni della chiesa e futuro delle comunità. Un laboratorio di ricerca e progettazione” che ha avuto una prima tappa a febbraio 2025, cui è seguita una pubblicazione open access edita da Triveneto Theology Press (link download https://www.fttr.it/beni-ecclesiali-e-futuro-delle-comunita/). Nel 2026 l’approfondimento si amplia con un corso, nella sede dell’Issr di Vicenza, articolato in otto incontri (da febbraio a maggio, il venerdì pomeriggio dalle 18.30 alle 21) che si soffermeranno sulle analisi delle ricadute pratiche nella gestione dei beni immobili comunitari a partire da tre parole chiave: rappresentazioni, modelli, innovazioni.

Sotto la guida dei docenti Davide Lago e Assunta Steccanella, i partecipanti al corso saranno invitati a comprendere quali sono le competenze necessarie e le rappresentazioni di comunità attraverso casi di studio e discussioni. Un secondo passaggio sarà l’analisi dei modelli di gestione comunitaria dei beni ecclesiastici “minori”. Infine, si esploreranno le pratiche innovative che si stanno sperimentando nelle comunità cristiane, anche con partner laici.

«Su un piano simbolico, se l’idea di comunità che ci muove è solo quella della parrocchia di un tempo, probabilmente faticheremo a gestire e far vivere questi spazi» spiega Davide Lago in un’intervista pubblicata nel sito della Facoltà (https://www.fttr.it/beni-ecclesiali-fra-identita-e-innovazione/ ) che può essere ripresa, citando la fonte.

«Se la parrocchia si apre però al territorio, non svendendo la propria identità ma individuando gli interlocutori che consentano di porsi anche oggi a servizio dei bisogni degli ultimi, – prosegue Lago – allora alcuni spazi potrebbero fornire un tetto a centri multifunzionali a servizio dell’età anziana, della genitorialità o di varie forme di fragilità personale e sociale. C’è poi anche un versante prosaico, perché i beni immobili prima o poi “chiedono il conto” in termini di ristrutturazione e messa a norma. Ma su

tutto rimane una domanda di fondo. Per cosa sono stati creati questi beni immobili “minori”? In estrema sintesi e con un linguaggio forse piuttosto laico: per formare le persone, per rispondere a bisogni locali e per rinforzare il legame comunitario».

Dopo la riflessione, il discernimento e lo studio di alcune buone pratiche, il passaggio successivo cercherà di favorire una sorta di mappatura dei beni, non tanto in maniera sistematica, di tipo quantitativo, ma con un approccio qualitativo, coinvolgendo gli studenti che parteciperanno al corso. «A ciascuno di loro chiederemo di individuare un bene “minore” nella propria unità pastorale, che sia già oggetto di discernimento comunitario in merito al suo utilizzo, e di andare sul campo per comprendere i processi in atto, con umiltà e apertura mentale. L’idea è di riportare poi negli incontri del corso alcuni casi di studio “allo stato nascente” e magari, in un secondo tempo, di poterne seguire gli sviluppi. Ovviamente il corso è aperto anche a chi non è studente Issr, ma è sensibile al tema e vuole dotarsi di strumenti teorici e metodologici adeguati. Aspettiamo chiunque sia mosso dal desiderio di accomunare spirito comunitario e innovazione sociale».

Per informazioni e iscrizioni – entro il 31 gennaio 2026 – contattare la segreteria dell’ISSR di Vicenza al numero 0444 1497942, aperta da lunedì a mercoledì ore 18-20, giovedì 18-19.

 

In allegato la locandina.

 

Treviso, 8 gennaio 2026